Stiamo attraversando un’epoca in cui le aziende sono sempre più dipendenti dalla tecnologia digitale e la sicurezza informatica rappresenta una delle principali sfide per imprenditori e manager. Soprattutto nelle PMI manca la consapevolezza di come i dipendenti possono mettere a rischio la sicurezza dell’azienda, poiché si pensa che i pericoli siano principalmente legati a minacce esterne, come attacchi hacker o malware. La realtà, però, è molto più complessa.
Un elemento spesso sottovalutato, eppure fondamentale, è il comportamento dei dipendenti. La loro ingenuità (nel senso buono del termine) derivante dalla mancata conoscenza dei rischi stessi, può rappresentare il punto più vulnerabile di un sistema di sicurezza, anche se questo fosse ben strutturato. Ma come i comportamenti dei dipendenti possano mettere a rischio l’azienda? Quali sono i rischi principali e come imprenditori e manager possono intervenire efficacemente implementando un percorso mirato di formazione? Quanto è importante (e perché) affidare a un supporto esterno la sorveglianza delle reti aziendali?
I rischi derivanti dal comportamento degli utenti

Nessuno pensa che un dipendente agisca volontariamente contro l’azienda per cui lavora, ma cadere nelle trappole informatiche è molto più facile di quanto si pensi. La statistica rileva che nella maggior parte dei casi le problematiche informatiche derivano da errori umani di utenti che lavorano al computer. Le conseguenze, che potrebbero essere gravi e pesanti, generano degli effetti anche disastrosi fino a condizionare la continuità produttiva e l’intera realtà aziendale.
Phishing
Il phishing è una delle minacce più comuni e insidiose. Si tratta di email o messaggi ingannevoli che sembrano provenire da fonti affidabili (banche, assicurazioni, enti, fornitori, clienti, ecc), ma che in realtà sono trappole per rubare credenziali di accesso o installare programmi malevoli all’insaputa dell’utente. Spesso i dipendenti, soprattutto se non adeguatamente formati, non riconoscono questi tentativi e cliccano su link dannosi o forniscono informazioni sensibili. Ciò può portare all’accesso non autorizzato a sistemi aziendali, con conseguenze potenzialmente disastrose.
Uso incauto di dispositivi e reti: attacchi “man in the middle”
L’uso di dispositivi personali non protetti, come smartphone, tablet, chiavette di memoria, può introdurre virus o malware nelle reti aziendali. Inoltre, il collegamento a reti Wi-Fi pubbliche o non sicure aumenta significativamente il rischio di intercettazioni e attacchi definiti “man in the middle” (ossia con la persona che fa da “gancio” tra il mondo esterno e quello aziendale, permettendo l’ingresso di estranei ai sistemi informatici interni all’azienda). Una situazione che favorisce questi attacchi è lo smartworking. È ovvio che a casa si disponga di sicurezze informatiche molto più leggere e quindi si è più vulnerabili. I dipendenti spesso non sono consapevoli di questi pericoli o non adottano le precauzioni necessarie.
Password deboli e condivisione delle credenziali
Un altro comportamento rischioso riguarda l’utilizzo di password semplici e la condivisione delle proprie credenziali con colleghi o amici. Questa pratica rende più facile per gli hacker entrare nei sistemi aziendali e può essere sfruttata per attacchi di vario tipo o per tentativi di accesso non autorizzato.
Mancanza di aggiornamenti e patch
Quando i computer propongono un aggiornamento software o del sistema informativo, è situazione diffusa che l’utente non lo esegua immediatamente. A volte lo ritarda, altre lo rimanda, altre ancora nemmeno lo effettua. Questo comportamento, inconsapevole, lascia delle vulnerabilità aperte. La scarsa attenzione alle patch di sicurezza può consentire a malintenzionati di sfruttare falle note e di entrare nel sistema. L’utente non esegue l’aggiornamento non perché abbia timore e “paura” ma perché sostiene di non avere il tempo, sopraffatto dalle pratiche lavorative da svolgere in tempi brevi. Questo pensiero imminente pone in secondo piano i rischi di un aggiornamento rimandato e addirittura rifiutato.
Comportamenti negligenti o disattenti
Un comportamento negligente, come lasciare il computer incustodito, non bloccare lo schermo, condividere informazioni riservate senza le dovute precauzioni, cliccare su un link giunto via mail, aprire un allegato senza rendersi conto di cosa sia, non verificare il mittente delle email che arrivano, aumenta i rischi di incidenti o perdite di dati. Questo scenario è quello più diffuso ed è quello che, puntualmente, nella maggior parte dei casi si verifica nelle aziende.
Le conseguenze di comportamenti rischiosi
I comportamenti sopra descritti non sono solamente piccole negligenze e non vanno “catalogati” tra le piccole superficialità. Proprio da negligenze e superficialità possono aprirsi scenari realmente pericolosi che portano a conseguenze molto serie.
- Perdita di dati sensibili: documenti, clienti, proprietà intellettuale.
- Interruzione delle attività: attacchi ransomware o malware paralizzano l’azienda e creano degli scompensi nei processi quotidiani, rallentando il lavoro o interrompendolo.
- Danni alla reputazione: perdita di fiducia da parte di clienti e partner.
- Sanzioni legali: in caso di violazione di normative sulla privacy.
- Perdite economiche: riparare i danni, rafforzare le barriere di sicurezza, chiedere il supporto urgente per un ripristino, predisporre un eventuale risarcimento, sono solo alcune delle voci di spesa che incideranno sul bilancio aziendale, senza contare i danni procurati alla produzione, ai ritardi di consegna e ai danni d’immagine.
Come prevenire i rischi: il ruolo della formazione
Una volta consapevoli di come i dipendenti possono mettere a rischio la sicurezza dell’azienda, è opportuno prevedere una vera e propria formazione capace di mettere in guardia il personale dai pericoli. Infatti, una delle strategie più efficaci per ridurre i rischi legati al comportamento dei dipendenti è la formazione continua sulla sicurezza informatica. Investire in programmi di sensibilizzazione aiuta i dipendenti a riconoscere i comportamenti a rischio, a cogliere in anticipo eventuali segnali di rischio e ad adottare le giuste abitudini. Come riconoscere email sospette? Come capire la provenienza di un file? Come utilizzare l’antivirus? Come comportarsi quando si è davanti a un potenziale pericolo? Le risposte a tutte queste domande e a molte altre saranno sicuramente chiarite grazie a un percorso formativo consapevole e strategico, magari appoggiandosi esternamente a chi, professionalmente, svolge formazione mirata in ambito informatico.
Corsi di formazione periodici e cultura della sicurezza
Organizzare sessioni di formazione regolari, anche brevi ma pratiche, permette ai dipendenti di essere aggiornati sulle minacce più recenti e sulle best practice di sicurezza. È importante fare esempi concreti e simulazioni di attacchi di phishing per aumentare la consapevolezza. Incoraggiare un ambiente in cui la sicurezza informatica è considerata una responsabilità condivisa fa parte della cosiddetta cultura alla sicurezza, o meglio, alla cybersecurity. Quando tutti i dipendenti si sentono coinvolti e consapevoli, le probabilità di incidenti si riducono e con loro anche la misura delle conseguenze.
Regole semplici e chiare
Un dipendente difficilmente conosce alla perfezione i processi informatici, quindi non serve “bombardarlo” di nozioni tecniche e complesse. Al contrario, stabilire regole semplici e chiare sull’uso di dispositivi, password, condivisione di informazioni e aggiornamenti software, aiuta a migliorare la sua percezione del rischio e del pericolo. Le policy devono essere facilmente comprensibili, applicabili e condivise con tutto il personale.
Il supporto esterno: una risorsa strategica
Per fare formazione e per capire ancora meglio come i dipendenti possono mettere a rischio la sicurezza dell’azienda, molte imprese trovano vantaggioso affidarsi a consulenti e aziende specializzate in sicurezza informatica. Il supporto di esperti esterni permette di valutare, per prima cosa, il livello di sicurezza effettivo dell’azienda tramite audit e penetration test.
L’implementazione di soluzioni di protezione avanzate e di sistemi di rilevamento delle intrusioni e crittografia, appartengono a un bagaglio che il “normale dipendente” dovrebbe comunque avere, almeno a livello base. Conoscere le soluzioni attivabili dall’antivirus, da un firewall, capire se ha senso attivare delle funzionalità che portano all’incremento della sicurezza informatica, sono cose che verranno trasferite in fase di formazione.
Un software antivirus da solo non è certo sufficiente a proteggere l’intera rete aziendale, ma sapere almeno come funziona e come aggiornare i programmi rappresenta il minimo richiesto.
Il supporto esterno garantisce competenza specializzata e aggiornamento continuo, spesso difficile da mantenere internamente a causa di risorse e tempo limitati.
Per gli imprenditori che non sono ancora consapevoli dei rischi informatici legati ai comportamenti dei dipendenti, è fondamentale capire che la sicurezza non dipende solo da tecnologie avanzate, ma anche e soprattutto dalla cultura aziendale e dalla responsabilità di ciascuno.
Per questo motivo investire in formazione e sensibilizzazione, affiancare questa con un supporto esterno qualificato e stabilire policy chiare, sono passi essenziali per proteggere l’azienda da rischi che, se trascurati, possono avere conseguenze devastanti.
In conclusione, la sicurezza informatica è un investimento strategico che richiede attenzione, formazione continua e collaborazione tra tutti i livelli dell’azienda. Solo così si può creare un ambiente di lavoro più sicuro, resiliente e preparato ad affrontare le sfide del mondo digitale.
Noi di Cyber4you siamo in prima fila per cercare di diffondere formazione e cultura informativa sulla cybersecurity, rivolgendoci principalmente alle aziende che desiderano essere in regola con le più recenti normative e avere un livello di sicurezza elevato.
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